logo
Menu
 Menu
» Home
» Storia
» Forum
» Cartoline
» Imperia in 3D
» News
» Archivio News
» Meteo
» Pagine utili
» Terremoti
» Geologia
» Giochi
» Mappa Sito

Progetti
 Progetti
Free CSS Vertical Menu Designs at exploding-boy.com

Cerca
 Cerca







Login
 Login






Calendario
 Calendario
Data: 25/05/2017
Ora: 16:28
« Maggio 2017 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

Utenti
 Utenti
Persone on-line:
admins 0 amministratori
users 0 utenti
guests 1 ospiti

Servizi
 Servizi
» Segnala News
» Cerca
» Backend

Annunci
 Annunci

Section Storia/PORTO MAURIZIO

 PORTO MAURIZIO 

Notizie positive sulla storia di Porto Maurizio avanti il 1100 non sono facili ad aversi.

Oltre ai documenti del notaio Bartolomeo Gazo, alle pubblicazioni del Figari, del Raineri, del Doneaud e del Paoletti, non vi è gran che da potersi coordinare organicamente per avere una rapida ed esatta rassegna delle importanti cose del passato.

Il pubblicista Alberto Biagiotti gentilmente ci ha fornito interessanti documenti e notizie di cui daremo cenni sintetici.

Porto Mauro, divenuto poi Porto Maurizio, fu un tempo degli Ingauni, popolo di razza ligure, menzionati da Tito Livio ai tempi delle guerre Puniche, i quali avevano la loro sede tra la Pietra Ligure ed Armea (Sanremo), due torrenti delimitanti un vasto territorio di cui Albenga era capitale.

Passata la Liguria sotto il dominio dei Romani, questi, seguendo le loro, costumanze, lasciarono ai vinti le proprie circoscrizioni territoriali, sicché Albenga restò capitale degli Ingauni e divenne una cospicua città italica, nella quale ebbe poi sede, dopo, l'avvento del cristianesimo, un vescovo con giurisdizione su Oneglia e Porto Maurizio, che seguirono quindi le vicende della, grande famiglia da cui ebbero comuni origini. Porto Maurizio esisteva indubbiamente all’epoca dei Romani, poiché figura nell'itinerario di Antonino Pio, imperatare romano.

Sui primi del seco XI, Olderico Manfredi, signore della marca di Torino, comandava quasi tutto il Piemonte e, dopo Bonifacio di Toscana, era il più ricco e potente signore d'Italia.

Egli e sua moglie Berta, in Caramagna Piemante, erigevano una loro basilica in monastero di suore professanti la regola di S. Benedetto e pel mantenimento del monastero stesso donavano in feudo molti luoghi e paesi della loro Marca, tra cui la metà del territorio di Porto Maurizio con l'annessa Corte, la quale assunse poi il nome di Prino e Caramagna.

Ciò avvenne nel 1028.

Succeduta al padre, marchese Olderico Manfredi, la figlia Adelaide nel governo della Marca, imitando l’esempio dei propri genitori, fondò nell'anno 1064 un nuovo manastero di Benedettini in Pinerolo, donandogli in feudo l'altra metà del territorio di Porto Maurizio; sicché nel secolo XI tutto il Castello di Porto Maurizio, con le sue corti apparteneva in parti eguali ai monaci ed alle manache di San Benedetto.

Durante quasi un secolo di dominio le due Badie di S. Benedetto estesero la propria giurisdizione dal mare a tutte le circostanti colline, al di qua della fiumana di Oneglia e sino a quella di Civezza, e su tutto il territorio della parrocchia di Dalcedo; favorirono il traffico marittimo, gli scambi fra luago e luogo, il sorgere di quei borghi che ancora oggi prosperano e costituiscano l’aggregato di Imperia.

La Compagnia dei Mercanti, che era stata costituita con il fiore dei vassalli era ormai giunta a temibile potenza, per il numero dei suoi componenti e per l’autorità sugli altri vassalli (che ad essa derivava dalla stessa sua operosità sul maree nei commerci), sicché quando gli eredi di Adelaide, marchesi di Clavesana, nel 1091, pretesero il dominio sui luoghi di Porto Maurizio - avendo i vescovi di Albenga investito i Clavesana del diritto di percepire le decime in buana parte del territorio sorsero conflitti di interessi fra le Abbadie di San Benedetto ed i marchesi di Clavesana e i mercanti assunsero la tutela di tutta la campagna e proclamarono la repubblica San Maurizio fu assunto a patrono difensore della comunita.

Intanto la Repubblica di Genova, approfittando della calata di Federico Barbarossa in Italia, nell'anno 1162, si fece infeudare da questo imperatore tutta la Liguria al suo alto dominio.

Nel 1184 Porto Maurizio vide l'esercito genovese accampato ai suoi confini per obbligarla ad entrare in confederaziane con Genova, cosa alla quale essa erasi sempre rifiutata.

Tale fatto però non fece mutar proposito ai portorini, che anzi, armatisi, sconfissero i soldati genovesi.

La Repubblica di Genova allora allestì un poderoso esercito con macchine ed ordigni di guerra per inviarlo a soggiogare definitivainente Porto Maurizio.

La Repubblica di Porto Maurizio, spaventata dalla potenza dei genovesi pronti all'assalto, firmò, nel 1200 speciali convenzioni pattuenti con Genova alleanza mediante promessa di protezione in caso di guerra.

Simili convenzioni erano state già firmate da Ventimiglia nel 1140, da Savona nel 1152 e da Albenga nel 1199, cosicché a poco a poco Genova aveva esteso il suo dominio su tutte e due le Riviere.

Nello stesso anno 1200 e cioè poco dopo la firma delle convenzioni con Genova, si accese la guerra tra Porto Maurizio ed Oneglia per la contesa dei confini territoriali, intervenne la Repubblica di Genova che, come abbiamo già detto, fissò i confini al tonente lmpero che appartenne a Porto Maurizio.

Fu questo il più segnalato benenzio che Porto Maurizio abbia ricavato dai patti di alleanza con Genova.

Questa città però, poco dopo, adducendo a pretesto le discordie partitiche che agitavano la vita cittadina, vane intromettersi nelle faccende interne di Porto Maurizio affacciò la pretesa di avere parte nella elezione del Podestà esigendo per di più che il medesimo fosse un cittadino genovese scelto ed inviato da quella Repubblica.

A ciò si opposero fortemente i porporini gelosi della loro autonomia, i quali si prepararono a difendere i loro diritti e la loro libertà, con le armi alla mano venendo però, nel 1234 vinti dal podestà di Genova.

Questi, entrato in Porto Maurizio, fece dimettere il podestà che vi sedeva eletto in Parlamento insediandovi in sua vece un cittadino di Genova.

Non trascorse però molto tempo che gli animi concitati si levarono alla rivolta e nel 1237 fu scacciato il podestà genovese e dal popola tutto, ansioso di libertà, venne dichiarato sciolta l'alleanza con Genova.

Si procedette all’elezione di un nuovo podestà cittadino, si riformarono gli Statuti del Comune e il popolo si preparò alla difesa della riacquistata libertà con le armi alla mano.

Questo periodo, veramente eroico che diede gloria al gonfalone di San Maurizio, durò dallo scorcio dell’anno 1237 fino al 1239, sul finire del quale comparve, inaspettata, innanzi al castello di Porto Maurizio, la flotta genovese comandata dall’ammiraglio Fulcone Guercio.

Questi volle tentare di trattare la resa ma i maggiorenti del Comune poco ne vollero sapere.

L'ammiraglio allora sbarcò a terra tutte le sue genti e fu iniziato l’assalto con la devastazione delle braie e giardini che adomavano il colle in cima al quale siede Porto Maurizio e distruggendo molti degli edifici ivi esistenti.

Non risultano su questo fatto esatti particolari, ma dalle convenzioni sottoscritte nel 1241 appare come Fulcone Guercio non sia entrato a forza nel Castello ma ne abbia pattuita la resa.

Dopo di che introdottosi con le sue genti in Porto Maurizio, Fulcone Guercio vi rimise in carica il podestà genovese.

Furono quindi stabiliti nuovi accordi fra la Repubblica di Genova e Porto Maurizio secondo i quali i soldati genovesi lasciarono libero il tererritorio di Porto Maurizio, il cui governo tornò così in mano degli Anziani eletti dal Parlamento.




 


print

Sponsor
 Sponsor